Noi siamo ciò che ricordiamo di essere stati.
La memoria storica è un diario, un salvadanaio dello spirito, e racconta i fatti più pregnanti della nostra vicenda umana: ecco perché la storia diventa la memoria vivente del mondo intero. Non c’è futuro senza memoria. Distruggere la memoria equivale a distruggere la base della propria identità e della propria continuità nel tempo.
La memoria storica è testimonianza del passato: consiste, in estrema sintesi, nell’organizzare il passato in funzione del presente. Tutto ciò che oggi noi siamo ha le sue radici nel passato, e dimenticare queste radici è come condurre una vita priva di riferimenti. Si ha fame e sete di memoria storica, non per una sterile nostalgia del passato, ma perché essa orienta una visione positiva della vita e dei rapporti umani, educa alla convivenza pacifica.
A Trieste la memoria storica è stata bruscamente interrotta dall'avvento dei nazionalismi e quelli che erano i nomi delle piazze, delle vie, delle androne e delle strade di Trieste, nomi legati con naturalezza alle attività e alle tradizioni che vi si svolgevano da secoli, vennero sostituiti con nomi decisi a tavolino in qualche grigio ufficio di qualche capitale di Stato lontana, in tutti i sensi, da noi e spesso questi nomi (e cognomi) corrispondono a quelli di criminali di guerra che non hanno avuto nessun ruolo positivo per la nostra città.
Purtroppo la perdita della memoria storica non si è limitata alla soppressione ed alla sostituzione dei nomi, ma anche ad orrori architettonici che hanno letteralmente svuotato l'originario ruolo di alcuni dei più bei scorci di Trieste, come l'orrendo “monumento” di piazza Goldoni (piazza della legna) che ha trasformato il cuore pulsante centrale di Trieste in un posto senz'anima, dal quale tutti scappano velocemente, un luogo di transito e non più d'incontro, come devono essere le Piazze.
La piazza è stata completamente deturpata, tanto che “Repubblica” l’ha inserita tra i “monumenti dell’orrore”. La parte verso il centro della piazza è stata delimitata da un moderno, colossale e squadrato “lavaggio per auto”, da cui scorre acqua che – con la bora – inonda i passanti, ed è spesso chiuso. Il manufatto è sovrastato da un cilindro di color verde, per il quale i triestini hanno coniato un altro termine: “Porta CD”. Un lato della piazza è contornato da un muretto in calcestruzzo che, in origine, doveva raggiungere i tre metri, un altro è delimitato da quattro pennoni portabandiera ed il terzo è stato risparmiato (per mancanza di idee?). Uno scalino centrale completa il guazzabuglio.
Come Sindaco mi riprometto di indire prima possibile una consultazione popolare atta a far decidere ai Triestini l'opportunità di tornare ad attribuire alla toponomastica triestina i suoi nomi, quelli più profondamente legati a ciò che siamo. Inoltre intendo delegare alla volontà dei Triestini il ripristino di Piazza Goldoni all'antico splendido aspetto, eliminando il “monumento” che la deturpa e ripristinandone il lastricato originario, costituito dai masegni d'arenaria d'Istria.
Nicola SPONZA



